Il Grande Romanzo d’Appendice del Cavaliere: Tre Anni di Beatificazione a Reti Unificate
Tre anni senza il Cavaliere. Tre anni da quel giugno in cui l’Italia si è fermata, non tanto per piangere l’uomo, quanto per dare il via alla più imponente opera di riscrittura storica mai tentata a queste latitudini. Chiunque accenda la televisione o sfogli un giornale oggi assiste a uno spettacolo surreale: la metamorfosi dello statista immaginario. Il leader politico che ha collezionato più processi che riforme, l’uomo del “Contratto con gli Italiani” mai onorato, viene oggi dipinto come un padre della patria dallo sguardo profetico. Un miracolo laico che avrebbe fatto invidia persino ai copywriter della Fininvest dei tempi d’oro.
La realtà, rimossa con cura chirurgica da un coro di commentatori in ginocchio, ci racconta però un’altra storia. Quella di un ventennio abbondante in cui le istituzioni sono state piegate, con geometrica potenza, a scudo protettivo di interessi personali e aziendali. Le leggi ad personam (dall’ex Cirielli al lodo Alfano, passando per il legittimo impedimento) non erano incidenti di percorso: erano il programma di governo. Ma oggi, nel triennale della scomparsa, ricordare i fatti è diventato un atto di maleducazione istituzionale.
Dall’Editto Bulgaro al Monopolio del Pensiero Unico
Per comprendere l’eredità lasciata da Silvio Berlusconi non serve scavare nei retroscena, basta guardare lo stato dell’informazione odierna. Il vizio d’origine della sua discesa in campo — quel gigantesco e irrisolto conflitto di interessi — non è svanito con lui; si è semplicemente normalizzato. Quando nel 2002, da Sofia, il Presidente del Consiglio epurava via etere Enzo Biagi, Daniele Luttazzi e Michele Santoro, l’opinione pubblica gridò allo scandalo. Oggi quella stessa logica di occupazione militare del servizio pubblico e di ossequio al potere editoriale viene digerita con un’alzata di spalle.
Il berlusconismo ha vinto proprio in questo: ha abituato il Paese all’idea che l’informazione non debba essere un contropotere, ma un украшение, un ornamento del principe. I suoi successori, di ogni colore politico, hanno trovato la tavola imbandita e si sono accomodati, ereditando quel linguaggio plastificato e privatizzato che ha trasformato il dibattito pubblico in un eterno talk show domenicale.
La Giustizia Secondo il Modello Arcore
Il capitolo più doloroso della memoria selettiva nazionale riguarda senza dubbio la giustizia. Per trent’anni la magistratura è stata il bersaglio prediletto di una retorica feroce, volta a delegittimare qualsiasi tentativo di accertamento della verità. I “giudici antropologicamente diversi”, le “toghe rosse”, la persecuzione giudiziaria: un frasario da televendita che è riuscito a far passare i condannati per martiri e i servitori dello Stato per aguzzini.
A tre anni dalla morte, quel progetto di demolizione sistematica delle garanzie penali a favore dei potenti della terra prosegue spedito, quasi per forza d’inerzia. La separazione delle carriere, la limitazione delle intercettazioni, la cancellazione di reati odiosi come l’abuso d’ufficio sono figli diretti di quella stagione. Non è più politica forense, è l’applicazione postuma del manuale di Arcore, portato avanti da una classe politica che ha scoperto quanto sia comodo governare senza il fastidio del controllo di legalità.
Il Grande Romanzo d’Appendice del Cavaliere. Un’Eredità Culturale Difficile da Cancellare
Ciò che la santificazione laica di questi giorni dimentica è che il berlusconismo è stato anzitutto un fenomeno culturale, prima che politico ed economico. Ha sdoganato l’idea che il successo personale, misurato in miliardi e presenze TV, giustifichi qualsiasi mezzo. Ha trasformato la furbizia in virtù e il rispetto delle regole in un tic nervoso da azzeccagarbugli.
Oggi l’Italia si specchia in quell’estetica e in quella morale, convinta che il passato si possa cancellare con un colpo di spugna o con un’intitolazione aeroportuale. Ma i fatti, per quanto ostinati e polverosi, restano lì a ricordare che la storia non si scrive con i comunicati stampa a reti unificate.
Restiamo umani.





