Si può, ce lo dice la speranza.

Forse la questione è tutta qui: seguire l’esperienza o lasciare trionfare la speranza? 

Senza saperlo, ogni mattina, appena alzati, noi decidiamo da quale parte stare: credere nel già stato e dare inizio alla liturgia della ripetizione o infischiarsene, e sistemarsi la camicia mentre si attende l’imprevisto.

Lo so, l’imprevisto è condizione umana, capita come capita una storta sul terreno o la felicità. Nondimeno appena il sole si schiude e il gallo canta tu scegli sempre dove sistemare il giorno tuo, se portarlo in giro al guinzaglio o lasciartelo scappare per poi guardarlo rotolare giù per le strade a infilarsi chissà dove fino a non vederlo più.

Qui si parla di qualcosa che i religiosi chiamano “fede”. Tu ora in cosa hai fede?

Nel fatto che alle sette di domani scenderai il gradino del marciapiede, sistemerai la borsa sul sedile, lascerai la moneta alla cassa del caffè all’angolo, che il capo sarà ancora capo, che la vedova resterà vedova e i lavori del cantiere sempre in corso oppure credi che sarà meglio non prender l’ombrello anche se piove che tanto tra due ore ci sarà luce chiara; che è inutile portarsi il pranzo perché incontrerai il tuo amico di vent’anni fa e ve ne andrete ridendo a bere vino e mangiar carne?

Hai fede in quello che è stato e che ti rassicura oppure preferisci farti venire il cuore in gola e trovarti in mezzo alle cose come chi ha scordato tutto e vuole provare a vedere se il mondo ce la fa a stupirlo ancora?

Un’intera città oggi è chiamata a scegliere. La sorte è sempre scocciante si sa. Proprio ora che ci si era abituati alla monotonia, che si stava così bene senza un evento in programma che scombinasse le settimane impacchettate, proprio adesso che avevamo quasi fatto pace con i due spiccioli in tasca ci vengono a dire che c’è la possibilità di diventare ricchi.

Tutto questo mette ansia, proprio come a uno scapolo in là con gli anni che vive in un monolocale col suo impiego e le sue calmanti abitudini che si trova ad innamorarsi, ricambiato, di una giovane donna che manda all’aria il suo universo.

Ma tutto questo per dire che cosa? Che la felicità, anche la sua remota possibilità un poco paura la fa. Quella squadra che da trent’anni non vince un campionato, che ci ha abituati ad avere sempre pagelle buone, tra il sette e il nove, e che dimentica puntualmente una data all’interrogazione per prender dieci ebbene,  ora sembra poterci arrivare a quella doppia cifra.

L’esperienza ci dice di lasciar stare, che tanto si sa come va a finire, che forse il realismo un poco ci protegge. Gli ultimi dieci anni sembrano essere stati una grande illusione: Koulibaly e il suo volo a Torino, Mertens, Cavani, Higuain. 

Il cuore si è speso troppo per poter ricominciare ancora. Abbiamo smesso di campare alla giornata per votarci a una progettualità delle emozioni che non ci è mai appartenuta. Tutti che predicano calma ora, che si nutrono di un realismo disincantato così da escludere finanche la possibilità futura di una disillusione e poter così dire amaramente “ Te lo avevo detto, vincono sempre loro“.

Ma noi siamo anche speranza, ci hanno costruito addosso miti sulla  nostra capacità di vedere il mare dove si stampa solo una pozzanghera. Che fine abbiamo fatto? Vuoi vedere che ci hanno spezzato veramente la schiena e tolto dall’anima quella dolorosa poesia del miracolo, del “tutto è possibile?”

Non riesco ad abituarmi a questo tifo “scientifico”, alle analisi, al nascondersi. Per sua stessa natura la città di Napoli si offre al mare, all’acqua che porta storie e leggende. Fa niente se saranno di nuovo mazzate, non importa. Ma non è poi vero che la felicità è sempre irrimediabilmente qualcosa di futuro? E noi, noi col presente non ci siamo mai presi, mai.

 

Carlo Lettera
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Carlo Lettera

Carlo Lettera

Carlo Lettera, professore e scrittore, nasce a Napoli nel 1980. A 15 anni vince il premio internazionale “Nuove Lettere” e pubblica “Undicesimo grado scala Richter” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha curato varie rubriche per la rivista letteraria “Milena Edizioni”. La sua ultima raccolta di liriche dal titolo “A due centimetri” è stata pubblicata nel 2015. Questo la biografia per il mondo, quella manciata di dati che serve ad archiviare un’anima, a tenerla buona in qualche categoria. In realtà non so chi sono, rincorro le linee dell’inchiostro per scoprire se sanno dove sono, in quale nascondiglio. https://www.mondadoristore.it/A-due-centimentri-Carlo-Lettera/eai978886975056/ http://www.rivistamilena.it/2017/05/05/la-fatica-tra-etica-e-illusione/

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