NON CADIAMO NELLA RETE DEI CLICK FACILI MA DIFENDIAMO GEOLIER SENZA IL BISOGNO DI PARAGONARLO A PINO DANIELE, PER PIACERE

Questo non deve essere uno scontro, perché sono due figli di Napoli. Il paragone però è pericoloso.

Anche se trattasi più che altro di un fenomeno opinionistico da social, laddove tutti valgono “uno” e dove tutti sono Trapattoni della musica su quel manto erboso del “de gustibus non disputandum est”. Ci mancherebbe, massimo rispetto.

Il paragone però è pericoloso, lo ripeto, anche perché nasce da un articolo giornalistico che niente ha a che fare con le competenze della critica musicale, ovvero quella eseguita con lo studio, l’analisi, la valutazione e l’interpretazione, che invece nella fattispecie tende ad esaltare il successo dell’esibizione di Geolier al Maradona sfruttandone l’onda emozionale che porta al click facile. Per questo esercizio ci vuole cultura musicale: chi è chirurgo operi, chi è maestro insegni, chi è pagliaccio faccia il pagliaccio!

Viva Geolier, exporter ed intelligente interprete di un genere che avrà il compito di sopravvivere ai nostri tempi in un mondo che ormai fa dell’usa e getta il proprio costume. Un urban singer pluripremiato con record di stream in rete che lo consacrano moderno crooner, al quale la musica ha salvato la vita.

Pino, invece, senza le evoluzioni commerciali che oggi offre internet, con la sua musica ne ha salvate di vite. Ma lui è un mondo a parte, è leggenda, un artista a 360°, ha offerto concezioni musicali diverse e più ampie con progetti di fusion tra generi, stili e suoni mediterranei, un virtuoso della chitarra, cantautore e produttore. Parliamo di un colosso della musica italiana apprezzato da ogni generazione in ogni angolo del paese. Ma mi fermo qui perché sarebbe un inutile esercizio ricordare ciò che è nelle cose, ciò che è stato, ciò che ci ha donato in vita e le emozioni che continua a donarci oggi, perfino in maniera indiretta con le numerosissime cover band che ne emulano le note.

Forza Geolier, ma andiamoci piano con i paragoni, Pino si è consacrato tale dopo 40 anni di musica, Emanuele ha solo 24 anni, è ancora un ragazzo, difendiamolo, ma non carichiamolo più del dovuto.