“L’insostenibile leggerezza dell’essere”

“L’insostenibile leggerezza dell’essere“. Le persone sono libri. Di alcune ti basta leggere solo la prima pagina per poi chiuderle; ne hai già abbastanza, hanno detto tutto e troppo in fretta, non hanno saputo aspettare. Di altre, che ti promettevano ai primi capoversi incanti e meraviglie, ti accorgi solo dopo qualche ora, alla fine del primo capitolo, che era tutta una truffa. Allora ti alzi, tappi il buco vuoto della libreria e ne cominci un altro.

Poi ci sono gli uomini che a leggerli per intero non ti stanchi, hanno dentro di sé moltitudini, vasti e senza forma, inconsistenti come il vento, e come il vento capaci di scompigliare vite che prima se ne stavano piegate e stirate. 

Ieri, poco prima delle quattordici, in una domenica di febbraio abbacinante, ho visto un uomo ascendere al cielo, così, senza nessun profeta che lo annunciasse. Neanche un piccolo posto nell’omelia del mattino, nessuna notizia del possibile avvento.

Chi si aspettava l’ascensione? Mi pare che sia ancora lì, sospeso, staccato da quella terra così pesante, colpito in pieno da una luce messianica. Gira voce che sia il nuovo Redentore. Vi prego, non fraintendetemi. Il popolo napoletano, allenato alle miserie e ai tracolli, ha difficoltà a credere fino in fondo che qualcuno lo abbia liberato, tanto tempo fa, dai peccati. “Com’è possibile allora l’inferno di quaggiù?“.

E così attendono, con la loro saggezza storta, il riso amaro, il realismo cupo che seppellisce l’orrore sotto una gigantesca risata. La salvezza allora, per chi sa che la vita alla fine è una buffonata, qualcosa che a pensarla lucidamente può far solo ridere senza scampo, si confonde col gioco e le sue divinità.

Molti profeti sono venuti, uno ci ha trascinato nell’Empireo: quel D10S laico che ha dispensato felicità continue per anni a milioni di uomini. Mai tanti sorrisi come allora, la città era come abbandonata in un sogno alterato. Furono quelli anni di dormiveglia, di estasi che, nel momento stesso in cui ci travolgevano, credevamo non più possibili.

Come sempre, dopo la sbronza, hai il corpo che ti duole, la testa pesante, l’umore che punta versa il basso. Anni di attese, di speranze, di quasi miracoli, e alla fine restava sempre l’acido in bocca. Nessuno arrivava, con le chiavi tintinnanti, ad aprire la nostra cella fatta di fraintendimenti.

Quante volte abbiamo scambiato per Messia solo dei bravi uomini. Poi c’è stato ieri. L’ho visto e ho pensato subito a Kundera, al suo “L’insostenibile leggerezza dell’essere” . Perché Osimhen è insostenibile per gli altri e, a volte, anche per noi. Lui è sempre un passo dopo, lui sembra dirti insieme a Frida “Non far caso a me. Io vengo da un altro pianeta. Io ancora vedo orizzonti dove tu vedi confini“. Su quella palla Victor ha visto la possibilità che non c’era, o che almeno noi non sapevamo riconoscere. Poi ha staccato, insostenibilmente leggero anche per la legge di gravità, ha puntato il sole, ha colpito. Abbiamo esultato solo dopo un po’, ancora folgorati dal “miracolo”.

Ci siamo detti “Ecco il segno che attendevamo. Ora è arrivato“.

Questo momento arriva da lontano. Il presente non ci dice nulla di più di ciò che già sentivamo. La nostra felicità, che arriva da lontano, era già qui, aveva nel cuore tutto il futuro che sarebbe stato.

Carlo Lettera
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Carlo Lettera

Carlo Lettera

Carlo Lettera, professore e scrittore, nasce a Napoli nel 1980. A 15 anni vince il premio internazionale “Nuove Lettere” e pubblica “Undicesimo grado scala Richter” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha curato varie rubriche per la rivista letteraria “Milena Edizioni”. La sua ultima raccolta di liriche dal titolo “A due centimetri” è stata pubblicata nel 2015. Questo la biografia per il mondo, quella manciata di dati che serve ad archiviare un’anima, a tenerla buona in qualche categoria. In realtà non so chi sono, rincorro le linee dell’inchiostro per scoprire se sanno dove sono, in quale nascondiglio. https://www.mondadoristore.it/A-due-centimentri-Carlo-Lettera/eai978886975056/ http://www.rivistamilena.it/2017/05/05/la-fatica-tra-etica-e-illusione/

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