La bellezza non salverà Napoli

La bellezza non salverà Napoli

Il 4 Maggio 2023 il Napoli tornava Campione d’Italia dopo oltre trent’anni. A ridosso degli anni novanta la città viveva sentimenti contrastanti tra gli striscioni azzurri dei vicoli caravaggeschi di Pio Monte della Misericordia e gli omicidi di sangue legati ai clan che si contendevano la città.

Lo scudetto rappresentò una fragile brezza di felicità e festa di cui conservo il ricordo con mio fratello che aveva esattamente sedici anni, lo streaming non c’era ancora e noi dovevamo immaginarci gli highlights della partita con un pallone ricavato alla rinfusa da fogli vecchi di giornali.

L’omicidio di Giovanbattista, un talentuoso ragazzo di 24 anni, ha rimandato in altre forme a quei ricordi impalpabili così contrastanti. Oggi la città vive una ondata culturale/turistica senza precedenti, e capita di girare negli stessi vicoli dove gli striscioni sono ancora in festa mentre i turisti girano fieri indossando la loro shirt “J’adore Napoli“.

Quello che purtroppo è accaduto potrebbe accadere ancora, ed è il segnale che questa generazione ha già perso. Non è bastata la scuola, non sono bastate le coraggiose organizzazioni di territorio, non è bastato l’anno trascorso di aggregazione sociale da campioni d’Italia, non è bastato non farsi bastare quello già fatto.

Capita spesso di sentire Aurelio De Laurentis spingere sul concetto che il successo imprenditoriale del Calcio Napoli è una reale spinta per tutta la città: è un pensiero corretto ed importante perché realmente appartiene ad una delle cose migliori accadute, ma che non basta.

Quello di cui in realtà abbiamo bisogno oggi è una rabbia lucida che ci spinga a contrastare tutto ciò. Occorrerebbe che ognuno di noi indossasse una delle nuove maglie combattenti “On my skin. In my soul” ed esigesse di proteggere il compagno di squadra.

Dostoevskij disse “La bellezza salverà il mondo”, ma chi salverà invece la bellezza?

Francesco Busiello
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