Kvara: la libertà di essere fuori dal mondo

Edgar Allan Poe scrisse “Da bambino non ero come gli altri, non vedevo come gli altri vedevano, né le mie passioni scaturivano da una fonte comune, e le mie pene non avevano la stessa sorgente. Il mio cuore, poi, non si destava alla gioia in armonia con gli altri. Io, tutti ciò che amai, l’amai da solo“.

Forse avrà pensato qualcosa di simile Kvara quando era ancora solo Khvicha, nient’altro che un bambino che a sera tornava dalle periferie di Tblisi con addosso il tramonto e, all’orizzonte, i massicci palazzi di epoca sovietica. Da solo (non glielo stavano insegnando) si preparava a essere fuori dal mondo.

Da dove è venuto?” Ad ogni giocata l’aria delle case si colma di stupore, sugli spalti ci si gira verso l’amico, con la bocca aperta degli idioti, di chi non riesce a capire come pensa quel che fa. E quando non riesci a comprendere il processo allora il prodotto ti sembra innaturale, qualcosa che non è di questa terra. “Kvara il marziano”, “Kvara è Best risorto”. Ovunque risuona una grammatica che si disincaglia dall’orizzonte terreno per approdare a realtà sconosciute, a misteri insolubili.

Già, da dove è venuto? Da una terra che oggi è periferia, lontana dai centri che muovono il mondo, lontana da quelle idee esasperate sul profitto, una terra dove ancora non echeggia il monito di Fromm dell’avere che ha divorato l’essere. Arriva da un luogo che non è centro, e per questa via può sfuggire al pensiero totalizzante. La periferia è luminosa, da sempre partorisce soluzioni alternative che si sposano a nostalgie passate. E’ una zona incerta. Proprio l’incertezza richiama di converso atteggiamenti definitivi, netti, con cui si possa andare oltre la propria labilità geografica. Kvara, su quella fascia sinistra, fa proprio questo: dribbla in maniera irrevocabile, non lascia possibilità. E per essere più certo di essere ciò che è ritorna sull’altro piede, un movimento rapido del corpo e disorienta di nuovo l’avversario. Ecco, disorientare, forse questo è il verbo di Kvara.

Con quella faccia così pulita, i gesti misurati, la barba da studente russo di fine Ottocento ci ha sorpreso tutti. Passa sui campi come un prodigio, e questa volta non è la semplice e troppo frettolosa esaltazione del tifoso che ha necessità di illudersi vedendo fenomeni dove ci sono solo bravi calciatori: questa volta noi tutti sentiamo che è profondamente diverso. Quel ragazzo ci ha fatto innamorare del possibile, restituendoci un’idea di mondo romantica, libera. Lo amiamo e lo amano perché parla alle nostre coscienze, alle nostre radici profonde. Non viene dal futuro, viene da ieri, dal tempo tramontato della bellezza come fine. Kvara è nostalgia, ci sussurra che è ancora possibile essere liberi, che esiste ancora un’uscita di emergenza da questo mondo sliricizzato e grigio.

Quando si disse ai numeri dieci di tornare indietro, quando nelle scuole calcio si lasciò passare il verbo del giocatore totale, di colui che deve saper far tutto e finisce poi per non essere veramente qualcosa, quando i geni non servirono più e furono innalzati agli onori gli ubbidienti soldati allora, senza che ce ne accorgemmo, iniziò sui campi di calcio una nuova età barbara.

Kvara è per l’impero del calcio che ha sposato la finanza quel che fu Giuliano l’Apostata per l’impero romano: un illuminato, un ultimo disperato tentativo di resistenza. E’ per questo che lo amiamo, è per questo che temiamo di perderlo. Lasciamo che sia ciò che è, lasciamo che sia per questo calcio lo squarcio, il monito alla nostra cattiva coscienza fatta di efficienza e aridità. Lasciamo la poesia lì dov’è, su quella fascia sinistra, a sparigliare il consueto, il già visto.

 

Carlo Lettera
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Carlo Lettera

Carlo Lettera

Carlo Lettera, professore e scrittore, nasce a Napoli nel 1980. A 15 anni vince il premio internazionale “Nuove Lettere” e pubblica “Undicesimo grado scala Richter” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha curato varie rubriche per la rivista letteraria “Milena Edizioni”. La sua ultima raccolta di liriche dal titolo “A due centimetri” è stata pubblicata nel 2015. Questo la biografia per il mondo, quella manciata di dati che serve ad archiviare un’anima, a tenerla buona in qualche categoria. In realtà non so chi sono, rincorro le linee dell’inchiostro per scoprire se sanno dove sono, in quale nascondiglio. https://www.mondadoristore.it/A-due-centimentri-Carlo-Lettera/eai978886975056/ http://www.rivistamilena.it/2017/05/05/la-fatica-tra-etica-e-illusione/

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