Il tramonto dell’Occidente

Il tramonto dell’Occidente. Sigillo di stamattina.

I disastri e le dissoluzioni delle civiltà non si compiono mai in un giorno, i sistemi non collassano perché giunture sane si sfibrano senza preavviso cedendo di schianto. I tramonti arrivano dopo aver attraversato la radura del giorno, stanno nel cielo a ricordarci la fine di un tempo che è iniziato e sta per morire. Forse il rosso che si versa sui vetri trasparenti del cielo prima di corrompersi in un blu sempre più intenso è una metafora del sangue che annuncia la fine.

L’ultima settimana è stata estenuante, “Gabri Veiga è nostro, arriva domani“, e subito dopo “Mancano solo dettagli, ma è tutto definito“. Opinionisti ed esperti che si spingevano in un futuro probabile con una certezza che non permetteva ripensamenti.

Poi è venuta mattina e dal Medio Oriente fantastico de “Le mille e una notte” è arrivato il colpo della scimitarra che sembra dare inizio all’ultima battaglia. L’Arabia esotica, la terra delle palme e dei deserti rossi avanza su un Occidente che sembra aver smarrito bussola ed esaurito energie, un vecchio caravan che perde olio e avanza per inerzia, tra strazianti borbottii del motore che ne annunciano la resa.

L’incredulità di tutti, il post “Imbarazzante” di Kroos a denunciare la scelta di un giovane che ha la sola colpa di essere stato educato secondo i parametri famelici e disumanizzanti dell’Occidente è la tipica reazione di chi non ha ben chiaro quel che sta accadendo, e quanto la “colpa” di quello che si sta realizzando nel calcio di questa estate è soprattutto nostra, di questo Occidente che si indigna, che con notevoli acrobazie aggira la propria responsabilità sull’idea di mondo che ha consegnato ai giovani.

Soldi, soldi, successo. Il mantra capitalista ha eroso da tempo le ultime cinte murarie di valori e ideali che vedevano nella comunità, nella parola data, nella percezione dell’altro come un essere che condivide il nostro stesso destino precario un terreno comune e di solidarietà che permetteva di fronteggiare la paura. Le ultime generazioni sono state letteralmente cresciute, esposte di continuo a slogan del tipo “Perché io valgo” “Prenditi cura di te”.

La riscoperta dell’individualità, di per sé elemento liberatorio e di assoluta positività, si è pervertito in individualismo sfrenato. La stessa scuola coi suoi meccanismi di selezione e di voto spinge alla competizione, a considerare il compagno solo un ostacolo tra noi e la gloria. A poco a poco il mezzo del denaro si è tramutato in fine assoluto.

Tutto questo lo abbiamo portato avanti noi, e fin quando è rimasto nel perimetro dell’Occidente andava bene, fin quando saccheggiavamo i talenti sudamericani si osannava questo neoliberismo sfrenato.

Non esistono più radici, nè appartenenze. La dimensione perenne del viaggio che abbiamo fomentato ci rende tutti spossessati. Siamo puntini che si spostano di continuo sulla superficie terrestre, dimenticando qualsiasi vero attaccamento. E tutto questo noi lo celebriamo, per poi indignarci e non capire quel che è accaduto stamattina.

Il giovane talento spagnolo è figlio del nostro tempo e della nostra civiltà. Gli si prospetta la realizzazione di enormi guadagni, può ottenere velocemente quello a cui il potere lo ha educato: la ricchezza istantanea.

Questo è il tempo dei social e di chi, senza nessun talento accumula fortune colossali attraverso meccanismi allucinatori. Più non sei, più sei plastico, meno definito e capace di farti ogni cosa, più il mondo ti reclama. L’uomo liquido è tra noi. Poi, come nel caso del calciatore spagnolo, se la natura ti ha dato il dono del tocco, il potere di emozionare le folle, tanto meglio.

Esistono, per fortuna, ancora i poeti, i nostalgici dell’umano. Piotr ce lo ha dimostrato. Ha rifiutato l’allucinazione del denaro per restare, per contraccambiare l’amore che ha ricevuto. In tutta questa faccenda, l’unica realtà occidentale che sembra aver resistito alla conquista araba è stato il Napoli e Napoli. Osimhen ad oggi resta, Piotr ha declinato. Forse aveva ragione De Crescenzo quando diceva “Credo che Napoli sia l’unica speranza per questo mondo”.

Carlo Lettera
Latest posts by Carlo Lettera (see all)

Carlo Lettera

Carlo Lettera

Carlo Lettera, professore e scrittore, nasce a Napoli nel 1980. A 15 anni vince il premio internazionale “Nuove Lettere” e pubblica “Undicesimo grado scala Richter” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha curato varie rubriche per la rivista letteraria “Milena Edizioni”. La sua ultima raccolta di liriche dal titolo “A due centimetri” è stata pubblicata nel 2015. Questo la biografia per il mondo, quella manciata di dati che serve ad archiviare un’anima, a tenerla buona in qualche categoria. In realtà non so chi sono, rincorro le linee dell’inchiostro per scoprire se sanno dove sono, in quale nascondiglio. https://www.mondadoristore.it/A-due-centimentri-Carlo-Lettera/eai978886975056/ http://www.rivistamilena.it/2017/05/05/la-fatica-tra-etica-e-illusione/

Ti potrebbe interessare

Seguici anche su Facebook