Il tifoso e la necessità dell’illusione

Borges scriveva che ad un uomo condannato ad entrare nel deserto venne offerto un bicchiere d’acqua. Rifiutò, rovesciandolo a terra e così parlò “Se devo essere nel deserto allora sono già nel deserto, se la sete mi deve bruciare che già mi bruci”. Lo scrittore argentino chiudeva quella parabola con una sentenza “Nessuno al mondo ha il coraggio di essere quell’uomo”.

Già, nessuno ha il coraggio di essere quell’uomo, soprattutto se quell’uomo ha ricevuto le dolorose e sublimi stimmate di  tifoso del Napoli.

Sono giorni confusi questi, come ad ogni sessione di calciomercato, ore che vivono di mistici avvistamenti, di voci, sussurri, smentite. Si ha bisogno di eroi, perché non esisterebbe guerra di Troia e di conseguenza leggenda senza gli Achille, i Diomede, gli Aiace.

Noi uomini da sempre cerchiamo un motivo che ci sollevi dalla realtà. Fu per questo che un giorno un uomo cominciò a mescolare le parole comuni per inventare storie che dessero origine a un mondo altro dove tutto poteva accadere. Le storie nascono per affermare, con tristezza, la scissione dall’Uno, per riconquistarlo e sentirsi, anche solo per un attimo, onnipotenti.  Ecco, per la nostra “battaglia” calcistica noi vorremmo degli eroi acclamati, un esercito i cui soldati siano sulla bocca di tutti, che spesso nelle guerre può più la soggezione che il reale valore.

E aspettiamo, da diciotto anni, che il nostro Presidente De Laurentiis ci regali l’eroe che viene da lontano, che assoldi degli uomini capaci di sfamare i nostri sogni, le illusioni di cui abbiamo bisogno. Ed ogni anno l’illusione scade a delusione, e mai impariamo, mai vogliamo fare i conti con  quel che è.

Il Presidente, ed è un dato, non è napoletano, non è tifoso, forse non comprende, non vivendo la città, perché sentiamo forte questo bisogno di vincere, magari significherà anche distruggersi, ma nulla può ripagare l’ebbrezza di sentirsi Dio per una serata, di essere lì dove gli altri non sono arrivati. Stupido orgoglio irrazionale degli uomini, certo, ma l’uomo vive di questi momenti. Chi di noi avrebbe barattato le gioie di maradoniana memoria per i conti in ordine?

Quando il Presidente ci sbatte il fallimento seguito a quell’ubriacatura insensata che ci vide trionfare in Italia e in Europa, regalandoci sette anni che valgono per intensità una vita intera di partecipazioni alle coppe si dimentica della cifra che rende degna l’esistenza: il momento. Perché di una vita si ricordano solo pochi momenti, quelli fondanti, il resto è rumore, nebbia che si dimentica.

C’è poco da fare, gli uomini si divideranno sempre in due mondi: quelli dei conti in ordine, e di conseguenza della vita in ordine, come se noi avessimo potere su qualcosa, potessimo davvero indirizzare il presente e il futuro nell’assenza del caso, e chi invece vuole il sogno, l’attimo, azzardare per vedere se si può cambiare quel che si vive.

Il tifoso appartiene per natura intrinseca alla seconda categoria. Vorrebbe perdersi ma vivendo. Gli uomini dei conti in ordine sono distanti da questo sentire, hanno lunga vita ma ci  consegnano a un Purgatorio che non sa decidersi a farsi Paradiso per timore di riscoprirsi all’Inferno.

Un altro anno, e noi, non riuscendo ad essere come l’uomo del deserto di Borges, beviamo il bicchiere d’acqua, per un nuovo tormento.

 

Carlo Lettera
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Carlo Lettera

Carlo Lettera

Carlo Lettera, professore e scrittore, nasce a Napoli nel 1980. A 15 anni vince il premio internazionale “Nuove Lettere” e pubblica “Undicesimo grado scala Richter” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha curato varie rubriche per la rivista letteraria “Milena Edizioni”. La sua ultima raccolta di liriche dal titolo “A due centimetri” è stata pubblicata nel 2015. Questo la biografia per il mondo, quella manciata di dati che serve ad archiviare un’anima, a tenerla buona in qualche categoria. In realtà non so chi sono, rincorro le linee dell’inchiostro per scoprire se sanno dove sono, in quale nascondiglio. https://www.mondadoristore.it/A-due-centimentri-Carlo-Lettera/eai978886975056/ http://www.rivistamilena.it/2017/05/05/la-fatica-tra-etica-e-illusione/

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