Il pezzo sulla felicità

Evoluzione della specie

“Il pezzo sulla felicità”. Sì, gli avevano assegnato di scrivere un pezzo sulla felicità. Era mattina e la città luminosa di un azzurro che le statistiche della memoria non ricordavano. La gente del quartiere cominciava a radersi, a scegliere il colore della borsa che giustificasse la scelta della camicia. Il caffellatte precipitava schiumando nelle tazze, dalla signora al terzo piano si sentivano note di argenteria riposta.  Dopo il niente della notte l’abitudine ricominciava, e le strade tremavano come percosse da misteriose tribù celtiche che oltrepassavano il confine. L’avanzata si sarebbe arrestata agli uffici, alle banche, alle saracinesche dei negozi, alle aule o, per qualcuno, semplicemente di fronte a un bar, a veder passare la vita che sfila senza poterle parlare, senza avere il coraggio nemmeno di fischiarle.

Mentre ripensava alla consegna del direttore non smetteva di provare un certo sgomento nel notare come quella mattina la gente fosse allegra. Si aprivano gli sportelli delle auto con una velocità inusuale, le pensiline dei bus erano libere dai soliti lamenti sui figli, mariti, il pane che aumenta, il caldo che ha stancato. Si disse, per regalarsi una spiegazione, che era quella luce così chiara che rimandava all’estate piena, quando il tempo si fa promessa e sui muri di casa è ancora attaccata la pena dell’inverno.

Alle nove il quartiere si era svuotato. Questo a lui non dispiaceva, poteva girare per le strade vuote a bere dalle fresche fontane senza la calca sudata.

Inoltre-stava pensando- avrebbe potuto lui prendersi cura del quartiere in qualche modo: lo avrebbe ripulito dalle cartacce, avrebbe potato qualche albero cresciuto male come un dente, tutto sarebbe stato in ordine, spazzato, e il mare si sarebbe fatto pure lui più fresco. Chissà, forse tutta quella gente non sarebbe nemmeno più tornata.

Il taccuino era aperto da due ore, su un altro foglio tracciava scarabocchi. Quella mattina si sentiva così, una linea senza significato, ariosa come la curva dell’ultima strada che aveva visto ieri prima di cenare con le patate. Si disse che ci avrebbe pensato più tardi al pezzo.

Gettò le gambe sulla scrivania, rovesciò la testa un poco all’indietro e sentì il sangue arrivare alle tempie. In quel preciso momento ricordò quel che c’era stato tra le patate e a notte: la partita del Napoli, i quattro gol, Anguissa, il georgiano, il pianto di un ragazzo, l’estasi sfrenata che scuoteva i balconi. Ora aveva trovato la spiegazione alla gaiezza di quella mattina. Restò così, vivo di sé di nient’altro.

Ecco, aveva scritto il suo articolo sulla felicità, su se stesso, su un intero quartiere, su un’intera città. Lo aveva scritto senza usare una parola. Chiamò il direttore e gli disse che quella mattina non poteva mettere mano a una roba del genere, che chi si sente felice non sa dirlo. Gli ribadì di non insistere, che non avrebbe trovato nessuno in redazione, o nell’intera Napoli, disposto a scriverlo. “Solo uno juventino” sentenziò al capo, solo lui avrebbe osato scrivere sulla felicità quel mattino. I napoletani no, non potevano, la stavano vivendo, e ciò che si vive come si fa a raccontarlo.

 

Carlo Lettera
Latest posts by Carlo Lettera (see all)

Carlo Lettera

Carlo Lettera

Carlo Lettera, professore e scrittore, nasce a Napoli nel 1980. A 15 anni vince il premio internazionale “Nuove Lettere” e pubblica “Undicesimo grado scala Richter” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha curato varie rubriche per la rivista letteraria “Milena Edizioni”. La sua ultima raccolta di liriche dal titolo “A due centimetri” è stata pubblicata nel 2015. Questo la biografia per il mondo, quella manciata di dati che serve ad archiviare un’anima, a tenerla buona in qualche categoria. In realtà non so chi sono, rincorro le linee dell’inchiostro per scoprire se sanno dove sono, in quale nascondiglio. https://www.mondadoristore.it/A-due-centimentri-Carlo-Lettera/eai978886975056/ http://www.rivistamilena.it/2017/05/05/la-fatica-tra-etica-e-illusione/

Ti potrebbe interessare

Seguici anche su Facebook