Analisi tattica del Napoli di Max Allegri: Perché l’ultima “Follia” di De Laurentiis ha una logica d’acciaio
No, io non sono un fan di Allegri. Mi sta simpatico? Certo. Mi fa ridere in conferenza stampa? Certo. Siamo a Natale, vogliamoci bene. Ma diciamo che il suo credo calcistico e il suo sistema di gioco non incontrano appieno i miei gusti. Eppure, in qualche modo, la rosa del Napoli sembra costruita apposta per il gioco di Max.
Oggi parliamo insieme del Napoli e del perché la scelta di De Laurentiis, che a molti sembra così assurda, abbia in realtà una sua logica profonda. Preparati a entrare nella mente dello “stregone” Max Allegri.
Capitolo 1. Come gioca Max Allegri? La tattica dello Stregone
Per capire cosa succederà a Napoli, dobbiamo guardare all’ultima versione dell’allenatore toscano: il Milan 25-26. Lo so, l’ultima versione di Allegri è per stomaci forti, ma dobbiamo comunque analizzarla se vogliamo capire il futuro tattico degli azzurri.
La fase di costruzione: il 3-2 posizionale
Allegri non è un fanatico del possesso palla sterile, ma la sua prima costruzione non è affatto banale. Al Milan abbiamo visto una struttura posizionale di partenza basata sul 3-2.
Il portiere, i tre difensori e i due mediani (che nel Milan erano spesso Modric e Fofana) si occupano della prima impostazione. L’obiettivo? Obbligare la squadra avversaria ad alzarsi per pressare, creando così lo spazio necessario tra le linee da attaccare con una palla diretta. La classica costruzione allegriana è un possesso palla basso che coinvolge i mediani, per poi andare direttamente verso gli attaccanti e aggredire la profondità con i centrocampisti o con gli esterni.
Analisi tattica del Napoli di Max Allegri. Sviluppo e rifinitura: l’arte delle esche
In fase di sviluppo, Allegri ha spesso utilizzato i cosiddetti giocatori esca. L’esempio per eccellenza è l’utilizzo di Fofana, che spesso partiva basso per attirare la pressione dei centrocampisti avversari e liberare spazio per le geometrie di Modric.
Anche se entrambi partivano da posizioni arretrate, non c’è paragone tra i palloni toccati dal croato e quelli toccati dal francese. Una volta saltata la prima pressione, il Milan di Max aveva principalmente tre obiettivi:
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Isolare gli esterni per cercare l’uno contro uno.
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Andare direttamente al cross dal fondo.
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Cercare la verticalizzazione immediata per l’attacco alla profondità.
Fase di non possesso: il bunker passivo
Qui arriviamo alla parte che fa venire il mal di testa agli esteti del calcio moderno: il blocco basso. Allegri schiera un 5-3-2 estremamente passivo che, nelle serate più abbottonate, diventa un ermetico 5-4-1.
Il pressing alto è ridotto al minimo (le statistiche del Milan sull’indice di pressing stagionale parlano chiaro). Max lascia totale libertà di impostazione ai difensori avversari finché non arrivano verso la zona di centrocampo. Il compito della punta o dei due attaccanti è semplicemente quello di schermare il play avversario.
L’idea di fondo è creare una densità centrale tale da costringere gli avversari a giocare sulle corsie esterne. Perché? Perché sul binario laterale la squadra scivola creando sempre una superiorità numerica difensiva, formata dall’esterno, dal braccetto e dalla mezzala di parte. È un calcio di pura attesa per poi colpire in ripartenza.
Le transizioni sono il “cortomuso” in azione: in transizione offensiva si cerca subito la verticalità verso la punta o gli esterni che aggrediscono lo spazio. In transizione difensiva, invece, dopo una brevissima ri-aggressione immediata, si scappa velocemente all’indietro per riformare la linea difensiva. In sintesi: minimizzare i rischi e puntare tutto sulla tecnica individuale dei singoli.
Analisi tattica del Napoli di Max Allegri Capitolo 2. Che squadra è il Napoli? I 47 di ADL e la rosa perfetta per il “Max-ismo”
Bene, questo era il metodo Max. Ma ora veniamo al nocciolo della questione: la rosa del Napoli.
(Un piccolo promemoria prima di scendere in campo: se vuoi sopravvivere ad un’estate di calciomercato senza farti esplodere il cervello, iscriviti al canale e attiva la campanella!)
Partiamo da un dato folle: secondo quanto dichiarato dallo stesso Aurelio De Laurentiis, il Napoli ha in rosa ben 47 calciatori. Una enormità. La società deve piazzare almeno 25 esuberi sul mercato. Allegri, in questo senso, è l’aziendalista perfetto: non fa drammi, non chiede rivoluzioni e si adatta a lavorare con ciò che passa il convento mentre il club sfoltisce e vende.
Ma andiamo ad analizzare i reparti chiave di questo Napoli sotto la lente d’ingrandimento del gioco di Max.
Porta: attrazione della pressione e lanci lunghi
Al portiere di Allegri si chiedono parate, ma anche gioco palla a terra per attirare la pressione e lanci lunghi per attaccare la profondità. Con Vanja Milinkovic-Savic e Alex Meret i pali sono coperti.
Per il gioco di Allegri, Milinkovic-Savic sarebbe il profilo ideale: ha quel piede educato necessario per fungere da vertice basso del rombo di costruzione con i tre centrali, e possiede un lancio lungo straordinario. Le voci di mercato lo danno in partenza e pare che Allegri non lo consideri indispensabile. Chi ne sa di più, io o Allegri? Sicuramente Allegri, ma io sono qui per darvi la mia analisi!
Analisi tattica del Napoli di Max Allegri. Difesa: il blocco basso che rigenera
La coppia Rrahmani – Buongiorno sembra semplicemente perfetta per una difesa in blocco basso che punta tutto sui duelli individuali ravvicinati. Inoltre, difendersi così bassi e protetti potrebbe valorizzare incredibilmente anche un giocatore fisico come Pongracic (o Pokemon, per gli amici).
A sinistra c’è abbondanza totale: Spinazzola, Olivera e Gutierrez permettono di passare dal 4-3-3 al 3-5-2 in un secondo. A destra, invece, c’è un piccolo punto debole: dietro a Di Lorenzo c’è solo Mazzocchi. Se Allegri decidesse di giocare stabilmente a 4 (con un terzino bloccato), servirà un innesto dal mercato.
Analisi tattica del Napoli di Max Allegri. Centrocampo: giocheranno i “Fab Four”?
Qui c’è una qualità spaventosa: Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne.
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Lobotka è il play intelligente che Allegri non toglierebbe mai (molto stile Modric).
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McTominay è il perfetto erede del ruolo di Rabiot, capace di unire inserimenti letali e strappi palla al piede.
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Anguissa avrebbe un ruolo alla Fofana, unendo fisicità, diga difensiva e regia semplice.
Il problema? L’equilibrio tattico. Far giocare tutti e quattro insieme in un ipotetico 4-1-4-1 è una missione difficilissima (mancata anche a Conte). Il rischio è creare una squadra asimmetrica, dai ritmi troppo compassati e priva di strappi in rapidità. Inoltre, se vuoi dominare sulle fasce, dove si colloca il genio di De Bruyne? La sua permanenza non è garantita, ma se resta sarà il grande rebus di Max.
Attaccanti: l’assalto alla profondità
Rasmus Højlund, pagato ben 50 milioni, potrebbe essere finalmente valorizzato da Allegri. Max gli chiederà quello che sa fare meglio: attacco dello spazio, verticalizzazioni improvvise e ripartenze feroci.
Sulle corsie esterne, Matteo Politano può fare il nuovo Saelemaekers: un jolly tattico di sacrificio, capace di garantire equilibrio difensivo, raddoppi e dribbling. E per un allenatore che si affida così tanto alle fiammate dei singoli, avere a disposizione l’estro di David Neres, Alisson Santos o il giovane Vergara è una manna dal cielo.
Il punto debole? La mancanza di una struttura creativa codificata se le squadre avversarie dovessero chiudersi a riccio in area di rigore.
Analisi tattica del Napoli di Max Allegri. Capitolo 3. Chi valorizzerà Max Allegri?
Tiriamo le fila e capiamo chi sopravviverà e chi invece brillerà sotto la gestione dello stregone.
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Il più valorizzato: Rasmus Højlund. Spesso i centravanti di Allegri fanno fatica (basti pensare a Vlahovic), ma Højlund con la sua capacità di aggredire la profondità negli ampi spazi generati dal baricentro basso potrebbe ricordare il miglior Alvaro Morata della prima Juventus allegriana.
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La certezza: Franck Anguissa. Fisico, dominante nei duelli e pulito nel palleggio. In un centrocampo di densità e posizione, Anguissa diventerà il perno insostituibile di Max.
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L’equilibratore: Matteo Politano. Sarà l’uomo d’equilibrio, pronto a sacrificarsi per formare la linea a 5 in fase di non possesso, garantendo la superiorità numerica laterale tanto cara ad Allegri.
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Il rebus De Bruyne e McTominay: Se McTominay erediterà con successo il ruolo di incursore alla Rabiot, la vera sfida sarà De Bruyne. Per far convivere i Fab Four, Allegri potrebbe rispolverare il suo celebre 4-3-1-2 con centrocampo a rombo: De Bruyne agirebbe da trequartista libero alle spalle di Højlund e di una seconda punta mobile come Alisson Santos. Altrimenti, assisteremo a una sana e pragmatica rotazione a tre.
Nonostante un gioco che storicamente non fa impazzire gli amanti dello spettacolo, la rosa del Napoli sembra davvero cucita su misura per le idee di Max Allegri. La scelta di De Laurentiis, dopotutto, ha un senso logico spaventoso.
Restiamo umani.





