Gianni Agnelli e il segreto di pulcinella

Quasi due decenni fa ci lasciava Gianni Agnelli. La reazione dei media fu un coro di lodi senza precedenti che coinvolgeva giornali, riviste e canali televisivi.

Si formarono lunghe file alla sua camera ardente, e si susseguirono interviste a dipendenti e ex dipendenti della Fiat che elevavano a santo il loro ex capo, mentre i biografi magnificavano le sue imprese, dipingendolo come un principe del Rinascimento per le sue doti intellettuali e la sua saggezza. Anche i politici si unirono nel lodare l’avvocato. L’elite italiana rispose presente.

Ora, con il procedere di una causa legale avviata dalla figlia contro i suoi nipoti, emergono dichiarazioni da parte degli avvocati della famiglia reale che rivelano come fosse un segreto di Pulcinella il fatto che Agnelli nascondesse ingentissime somme di denaro all’estero, in modo illegale.

In sostanza, emerge il ritratto di un uomo che ha sottratto nel tempo risorse al proprio paese, lo stesso che per decenni ha contribuito alla sua fortuna attraverso copiosi sussidi e incentivi.

Il simbolo del capitalismo all’Italiana, quello della privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite.