Drogo, Buzzati e il Napoli

Drogo, Buzzati e il Napoli. Cosa c’entrano questi tre? Un attimo, ve lo spiego.

Ai limiti del deserto, piantata in una rarefatta immobilità, si staglia possente la fortezza Bastiani, estremo avamposto di frontiera di un non precisato impero. Nelle mura di questo solido palazzo il tenente Drogo si gioca tutta la vita, in attesa di un’invasione che è data per certa, imminente, di non identificate tribù del Nord.

Passano mesi, Drogo ha poco più che vent’anni quando assume il comando. Ha nell’anima la voglia di grandi imprese, di battaglie scintillanti. Alla sommità della merlata cinta muraria scruta il niente davanti a sé, tende l’orecchio ma il vento impastato di sabbia gli porta solo un confuso silenzio. Dell’attacco e dei nemici non c’è traccia. Ma arriveranno, sì, arriveranno. E’ per questo che lui è lì, per la sua ora di gloria. Intanto dieci anni sono passati, e rifiuta il ritorno a casa. Non può esserci congedo dal proprio sogno. Non può abbandonare tutto dopo aver speso lì i suoi migliori anni. E’ solo questione di tempo, e l’invasione ci sarà.

Che pena che mi fai Drogo, a vederti di notte a far la ronda con quel tuo cappotto di panno preso a schiaffi dal vento gelido del deserto. Gli occhi ti son venuti rossi per la sabbia, ma a te non importa. Molte volte i soldati ti son venuti a svegliare e ti hanno detto di guardare laggiù, che qualcosa si muoveva, che era di certo l’esercito nemico di cui si parlava. Ma non c’era nessuno, non arrivava mai nessuno. Solo la tua disillusione e la tua pena

Ora sei vecchio Drogo, vuoi che non arrivi la tua ora di gloria?” Così continuavi a dirti, e le parole ti s’impigliavano nelle rughe che il tempo ti aveva scavato. Per Drogo non ci sarà nulla, l’ultimo respiro guardando il deserto, e poi il buio. Il sipario che si chiude, la speranza che resta dietro, nell’eternità del mai stato.

Oggi pensavo a questa storia, al Deserto dei Tartari di Buzzati, uno dei più bei libri mai scritti. Una metafora dell’uomo medio, del suo destino di criceto sulla ruota, ripetitivo negli atti e nei gesti, ma mai vinto, che attende il suo giorno di riscatto, un momento che restituisca senso all’assurdità dell’esistenza. Noi tutti siamo Drogo, e non c’è uomo che non creda, anche quando tutta la realtà dei suoi giorni gli annuncia il contrario, che prima o poi verrà il suo momento, il giorno della rivelazione ultima.

Oggi pensavo a questa storia e al Napoli, a me stesso. Come Drogo un giorno son partito per l’ultimo avamposto del tifo, quello ormai abbandonato che veniva giù come intonaco morso dal sole. La gloria si celebrava in altri manieri, in altri castelli. Appartenevano ai ricchi feudatari del Nord, al Milan, alla Juve, all’Inter. Da noi nessuno si faceva vivo, nessuna notizia dei corrieri. Sulle dune non battevano zoccoli, e i mulinelli di polvere dei destrieri che portano notizie rimanevano cose solo lette nell’infanzia.

Ma siamo restati, come Drogo, ad attendere la nostra ora di gloria. Ci è venuto amaro il cuore nell’attesa, anche noi, come il tenente, siamo stati svegliati nelle notti per dirci di preparaci, che qualcosa si muoveva all’orizzonte, che stavano arrivando. Ma poi non è accaduto mai nulla. L’orizzonte è rimasto sempre vuoto e la nostra speranza ha partorito vermi.

Poi è successo davvero. Dopo un’altra estate di pranzi andati a male e di arsura, abbiamo notato un punto all’orizzonte. Abituati ai miraggi che solo il deserto sa mettere in scena non ci abbiamo badato. Però pareva muoversi quel puntino, e allora abbiamo chiesto al sergente il cannocchiale, così, per scrupolo. E.. e i puntini sono diventati prima due, poi tre (i primi gol di Kvara) poi a decine (i trionfi col Liverpool, l’Aiax) e avanzavano, coi loro vessilli che la distanza faceva ancora indistinguibili. C’è voluto poco tempo ed è arrivata la marea, finalmente l’esercito.

Ci siamo preparati, ora potevamo distinguere i loro canti di battaglia ( il gol di Simeone col Milan). Gli stallieri ci hanno bardato i cavalli, i guardiani aperti le porte (la cinquina alla Juve).

Siamo usciti tutti al galoppo, alzandoci sulle selle, correndo, correndo, la polvere ha preso ad alzarsi…è arrivata la nostra ora di gloria. Non faremo come Drogo, non abbiamo atteso invano…

Carlo Lettera
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Carlo Lettera

Carlo Lettera

Carlo Lettera, professore e scrittore, nasce a Napoli nel 1980. A 15 anni vince il premio internazionale “Nuove Lettere” e pubblica “Undicesimo grado scala Richter” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha curato varie rubriche per la rivista letteraria “Milena Edizioni”. La sua ultima raccolta di liriche dal titolo “A due centimetri” è stata pubblicata nel 2015. Questo la biografia per il mondo, quella manciata di dati che serve ad archiviare un’anima, a tenerla buona in qualche categoria. In realtà non so chi sono, rincorro le linee dell’inchiostro per scoprire se sanno dove sono, in quale nascondiglio. https://www.mondadoristore.it/A-due-centimentri-Carlo-Lettera/eai978886975056/ http://www.rivistamilena.it/2017/07/25/la-spalla-protagonista/ http://www.rivistamilena.it/2017/05/05/la-fatica-tra-etica-e-illusione/

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