Bagnoli, il ribaltone colmata

Pubblichiamo il comunicato dell’associazione
Jamme Assiem:

Bagnoli, il ribaltone colmata

Attese, promesse mancate, sprechi di risorse pubbliche, fallimenti di società partecipate, sequestri da parte della magistratura, processi. C’è di tutto nella storia che riguarda il risanamento ambientale dell’area occidentale di Napoli che si affaccia sul mare in una delle zone più belle della città. E adesso, dalle notizie riportate dalla stampa, abbiamo la netta sensazione che da parte del Sindaco Commissario prof. Gaetano Manfredi si proceda nella direzione di perpetrare, ai danni dell’intera collettività, un crimine ambientale.
Il ministro Fitto e il commissario Manfredi decidono di cancellare quanto riportato nella legge 582/1996 che imponeva il ripristino della morfologia naturale della costa in conformità allo strumento urbanistico del comune di Napoli, con la rimozione della colmata, la piattaforma di circa 190.000 metri quadri di cemento e scarti d’altoforno che tronca in due parti il litorale di Coroglio-Bagnoli.
La colmata quindi rimane e verrà sigillata dopo aver reso inerte la sua carica inquinante, con quali garanzie ambientali ancora non è dato sapere.
Come dice il Prof. Carlo Iannello, docente di Diritto pubblico alla seconda Università di Napoli, “si pone così la pietra tombale sulla prospettiva di restituire ai napoletani la piena fruibilità pubblica, ai fini della balneazione, della spiaggia di Coroglio-Bagnoli. Eppure questo dovrebbe essere l’obiettivo prioritario di una lungimirante politica di risanamento ambientale.” Una politica che avrebbe dovuto caratterizzare la trasformazione della nuova Bagnoli con un ritorno alla sua vocazione naturale e con la valorizzazione del suo patrimonio culturale e paesaggistico.
Il tutto viene deciso da Fitto e Manfredi in una stanza del ministero, senza alcuna discussione con le istituzioni, Consiglio Comunale e Regione, senza alcun confronto con il territorio e senza considerare i vincoli del piano regolatore della città di Napoli ed in particolare del piano urbanistico attuativo di Coroglio-Bagnoli. Manfredi provvederà a commissariare anche il Consiglio Comunale e il Consiglio Regionale?
Il commissario viene nominato non per decidere per se e per i suoi, ma piuttosto per efficientare le modalità e i tempi di realizzazione dei lavori pubblici e per reperire i fondi necessari, confrontandosi con le istituzioni e le associazioni del territorio sul quale impattano i lavori.
A giustificazione del colpo di mano, il commissario Manfredi ci aveva propinato recentemente la storiella di centinaia camion che ogni giorno per due anni avrebbero attraversato la parte occidentale di Napoli per trasportare i materiali di risulta della colmata.

Adesso ci fa sapere che occorrono 400 milioni di euro per rimuovere la colmata: 23 anni fa la Bagnoli spa aveva preventivato il costo della rimozione in circa 70 miliardi di lire. Non se ne fece niente per l’indisponibilità di Piombino a ricevere i materiali di risulta; oggi, secondo il commissario, occorrerebbero 800 miliardi delle vecchie lire, cioè 10 volte in più.
Invitalia, in un documento del 2021 – DISCIPLINARE DI GARA TELEMATICA DI CINQUEACCORDI QUADRO PER L’AFFIDAMENTO DEI SERVIZI DI VERIFICA DI PROGETTI DEFINITIVI ED ESECUTIVI DEGLI INTERVENTI DI “BONIFICA, DELLE INFRASTRUTTURE E DEL PARCO
URBANO CONNESSI CON IL PROGRAMMA DI RISANAMENTO AMBIENTALE E DI
RIGENERAZIONE URBANA DI BAGNOLI – nel Lotto 1 alla voce “rimozione colmata,
bonifica degli arenili emersi Nord e Sud nel sito di rilevante interesse nazionale di
Bagnoli-Coroglio” riporta l’importo totale dei lavori di 125.189.138,00 €

Questa della lievitazione abnorme dei costi delle bonifiche per il SIN Bagnoli-Coroglio
è una caratteristica che non ha paragoni con altre operazioni di risanamento ambientale
realizzate in Europa, per esempio nella Ruhr, dove i tedeschi sono intervenuti su di un’area ex-industriale della stessa tipologia di inquinamento di Bagnoli, ma con un’estensione di gran lunga superiore e, spendendo cifre molto contenute, in pochi anni hanno trasformato il sito in un parco pubblico frequentato da milioni di visitatori e con il fiume che l’attraversa completamento risanato.

Il cosiddetto capping della colmata verrebbe a costare 200 milioni di euro, mica poco!
Senza considerare che anche se si provvedesse a mettere in sicurezza la piattaforma della colmata, si dovrebbero preventivare i costi di manutenzione e di conservazione per tutti i tipi di agenti atmosferici a cui verrebbe sottoposta. E quanti e quali danni potrebbe arrecare
alla sigillatura il fenomeno del bradisismo, costante del territorio dei Campi Flegrei? E quali attività potranno essere realizzate sulla colmata sigillata? Con quali strutture per consentirne la fruizione da parte del pubblico?
E’ lecito a questo punto avere un ragionevole dubbio su altri importanti aspetti che possano derivare dalle decisioni di Fitto e Manfredi, dall’abbattimento di tutti i muri che dividono il mare dal territorio, alla riqualificazione del borgo Coroglio, dalla rimozione di tutte le attività sulla costa che fino ad oggi hanno consentito a veri e propri prenditori di sfruttare beni pubblici, alla realizzazione di un waterfront sul litorale idoneo a sostenere una reale domanda turistica, dalla possibilità di consentire la balneazione su tutto il litorale alla creazione a Nisida di un’area naturale protetta, dai parchi urbani alla riqualificazione della mobilità dell’ intera area su gomma e su ferro.

Sarà per Bagnoli un ennesimo ribaltone?
Se è vero, inoltre, che le somme che occorrono per completare il risanamento ambientale e la rigenerazione urbana del SIN Bagnoli-Coroglio verranno prelevate dal fondo di sviluppo e coesione sociale, del quale è titolare la Regione Campania, perché la Regione non è stata minimamente coinvolta nelle decisioni prese dal duo Fitto-Manfredi? E se la Regione legittimamente dovesse obiettare che i fondi destinati alla Campania sono stati già programmati per altre opere pubbliche in tutte le sue cinque provincie, cosa succederà per Bagnoli?
Manfredi, dunque, rischia di essere ricordato come il sindaco che non ha avuto il coraggio di rimuovere lo scempio sul litorale dei campi flegrei, sotterrando definitivamente le aspettative dei cittadini di avere finalmente a Napoli una spiaggia degna di questo nome.
Un patrimonio paesaggistico di grande valore sacrificato sull’altare di una politica
senza lungimiranza, inetta e pavida.