Appena prima dello scadere

Forse non abbiamo mai vissuto come in questo tempo; si sa, i canti più belli sulla libertà li scrivono i prigionieri, Dio non è mai così grande quanto nelle parole di chi lo rinnega.

A te pare strana questa possibile verità, e continui a chiederti se la vita esiste ancora dopo il tuo balcone, se questo mondo che sembra una terribile smorfia prima di perdere coscienza sia solo un riflesso di una cosa scomparsa.

Per la prima volta non sei più così sicuro di domani, tu che fino a ieri ti mettevi al tavolo e muovevi gli anni futuri con quella sicurezza che solo i bambini sanno mettere nel gioco. Ti sei svegliato e non hai trovato più le tue date cerchiate sul calendario, i feticci con cui te ne andavi sicuro nei mesi a venire. Hai sentito la guerra, dentro le ossa, come qualcosa a due passi, che potrebbe incontrarti.

Sei rimasto smarrito, inquieto  dal fatto di non potertene più andare a spasso sulla linea del tempo. Siamo tutti qui, in questo giorno, per la prima volta. Nessuno può andare da un’altra parte del tempo senza sentirsi ridicolo

Eppure, In questa mattina che ha ancora gli occhi gonfi c’è da qualche parte, tutta intera, la Primavera che non senti.

Nessuna notizia di bambini col retino ad acchiapparla, lei è su qualche statale, a chiedere passaggi invano. Se solo qualcuno la vedesse tra le erbacce alte, se avesse poi il coraggio di fermarsi e provare a farsi capire, e così portarsela a casa tutta intera.

Ma sembra quasi insolente avere tutta una Primavera per sé, ed allora quei pochi che passano per le campagne tirano dritto, con la colpa di aver pensato anche solo per un istante di volere un cielo tutto chiaro solo per sé, scordandosi del mondo chiuso ancora nell’inverno.

In questi giorni anche Dio sembra ciondolare tra la sagrestia e il refettorio, tutto solo, a pensare a quanta gente c’era quel giorno a Gerusalemme, a Giuda che avrebbe potuto spendere i suoi denari nelle botteghe tutte aperte. Pasqua verrà, si uscirà dai sepolcri in silenzio, tutti correranno a dar notizia di tutto.

Intanto si è sulla linea laterale, un’ultima azione. Una luce ci vuole, uno che sappia vedere uno spiraglio, un altro che sappia suggerire, un altro ancora che non calci in cerca della sua gloria e appoggi la palla a chi può far continuare il sogno, questa volta non di uno scudetto, ma della vita.

In questo momento di tremori  il gol di domenica all’ultimo minuto può essere una metafora, uno schema che dal gioco sappia trasferirsi alle cose che contano.

Intanto la vita qui, anche se sospesa, scorre: si continua a prenotare il  tavolo per la cena, si aspetta l’occasione in saldo, si tifa. Perché se si vuole che la vita si affermi c’è bisogno di viverla, ogni tanto, la vita, come facevano i soldati ottant’anni fa che tra un assalto e l’altro qualche volta trovavano il tempo per fare l’amore…

Carlo Lettera
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Carlo Lettera

Carlo Lettera

Carlo Lettera, professore e scrittore, nasce a Napoli nel 1980. A 15 anni vince il premio internazionale “Nuove Lettere” e pubblica “Undicesimo grado scala Richter” a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli. Ha curato varie rubriche per la rivista letteraria “Milena Edizioni”. La sua ultima raccolta di liriche dal titolo “A due centimetri” è stata pubblicata nel 2015. Questo la biografia per il mondo, quella manciata di dati che serve ad archiviare un’anima, a tenerla buona in qualche categoria. In realtà non so chi sono, rincorro le linee dell’inchiostro per scoprire se sanno dove sono, in quale nascondiglio. https://www.mondadoristore.it/A-due-centimentri-Carlo-Lettera/eai978886975056/ http://www.rivistamilena.it/2017/05/05/la-fatica-tra-etica-e-illusione/

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